Un noir atipico.
"Scena muta all'esame di geometria.
I solidi ignoti"
Questa e' una delle battute che il protagonista del romanzo, Giulio Rovedo, spara fuori mentre gioca al "Bartezzaghi" insieme ai suoi amici, e battute di questo genere, a mo' di epigrammi, introducono i primi capitoli di questo strano ma divertente libro.
Giulio lavora nell'ufficio legale di una piccola banca di provincia dal nome cosi' lungo che viene sbagliato da chiunque lo citi, banca che viene inglobata da un ben piu' grande e potente gruppo bancario internazionale. Per via di questa fusione Giulio si trova a dover scegliere fra il perdere totalmente il suo lavoro o accettare il trasferimento a Milano. Ma mentre si dibatte in questa decisione, avvertendo gia' i primi segni di impazienza aziendale nei suoi confronti, il protagonista si trova a dover fronteggiare vicende personali e la crescente consapevolezza che le mire espansionistiche del gruppo per cui lavora, vanno ben oltre cio' che normalmente ci si puo' aspettare da una banca. In questo intrecciarsi di vicende pubbliche e private assistiamo alla trasformazione di Giulio da (apparentemente) tranquillo travet a investigatore, perfetto equilibrio tra un Philip Marlowe friuliano e Indiana Jones.
I primi capitoli sono una perfetta descrizione di vita bancaria, ma anche chi lavora in realta' aziendali di tipo diverso puo' riconoscere le richieste assurde dagli altri settori, le congiure di palazzo, i trasferimenti coatti e cosi' via mobbizzando.
Ma mano mano che la vicenda si snoda, il racconto prende una piega diversa, perche' vi si inseriscono elementi di tutt'altro genere: sovrannaturali, cabalistici, esoterici e chi piu' ne ha piu' ne metta, ma non voglio dire piu' di tanto per non rovinare la sorpresa a chi volesse leggere questo curioso romanzo.
E' degno di nota che l'autore, pur essendo uno scrittore esordiente (e' un bancario come il suo protagonista), riesce a tenere complessivamente bene le fila di questo lungo romanzo nel quale si intrecciano queste parti cosi' diverse, e allo stesso tempo a rendere la vicenda verosimile e avvincente, perché un dato di fatto e' che non ci si riesce a staccare dal libro, dove ogni pagina porta un colpo di scena o un capovolgimento di fronte.
I dialoghi sono molto efficaci, spesso molto divertenti, e improntati ad uno stile decisamente chandleriano, forse a volte con un qualche scivolamento macchiettistico.
I personaggi sono molto ben delineati, soprattutto il protagonista del quale si vanno scoprendo via via anche alcuni lati oscuri che contribuiscono a disegnarne una figura a tutto tondo.
Anche l'epilogo della vicenda e' singolare e rimanda ad atmosfere alla Philip K. Dick.
Insomma, un libro particolare, piacevole e ben scritto, originale scoperta nel panorama editoriale italiano odierno. (Superfluo dirvi che a suo tempo era stato segnalato da Dispenser.)
(Febbraio 2004)
Tullio Avoledo
L'elenco telefonico di Atlantide
ed. Einaudi
